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The magnificent cork plastic model of Pompeii (1861-1929 ca.) represents a valuable document for the archaeological research and an exceptional testimony of a fading methodology. The Pompeian maquette, summarizing multiple data and... more
The magnificent cork plastic model of Pompeii (1861-1929 ca.) represents a valuable document for the archaeological research and an exceptional testimony of a fading methodology. The Pompeian maquette, summarizing multiple data and various documentary supports, constitutes a tridimensional physical archive, a holistic  snapshot of the site close to its excavation: the urban topography, the  residential and public architecture, the entire heritage of frescoes and mosaics. Emblematically it places itself in a period of transition: while the modellers still worked with cork, plaster and brushes, the earliest photographers were testing at Pompeii the new methodologies of  documentation. The spread of the photographic sensibility, the interest for contexts and their open and objective reproduction conditioned  deeply the conception of the great plastic model.The whole plastic model of Pompeii has been acquired and rendered through digital photography, taking into account each detail: from the tridimensional physical archive to a digital 3D model. At the crossroad between Phelloplastics, archive photography and new methodologies, the
digital 3D survey constitutes a peculiar archive of images and data set in their contextual environment and related to their analogue cork model. Considering some Pompeian domus, their decorations (frescoes, floorings) and building details, it is possible to make comparisons between their current status and the documentary evidence given by the
cork model and its digital 3D reproduction.
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The research recently undertaken by IBAM in the territory of Priolo Gargallo and in the Valle dell’Aci, both areas of fundamental importance situated on the eastern coast of Sicily, aimed to define the transformations that occurred in the... more
The research recently undertaken by IBAM in the territory of Priolo Gargallo and in the Valle dell’Aci, both areas of fundamental importance situated on the eastern coast
of Sicily, aimed to define the transformations that occurred in the countryside between the Hellenistic and medieval periods. For the first time this research shed light on the territories of Syracuse and Catania, cities for which, despite their important political and economic roles in Roman and medieval Sicily, there is a lack of data for the surrounding countryside. Indeed, the interest in this question derives from the absence of research whose main aim is the understanding of the
social-economic role of the city in the Mediterranean during the
long transition from the Roman to the medieval period, an investigation that cannot ignore the rural areas closest to the urban centres.
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"War and Society in Colonial Sicily", International workshop (27th - 29th April 2018), University of British Columbia, Vancouver
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Convegno "Raccontare l’archeologia. Strategie e tecniche per la comunicazione dei risultati delle ricerche archeologiche" - Policastro Bussentino 14-15 maggio 2016
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L’imponente plastico in sughero delle rovine di Pompei, conservato al Museo Nazionale Archeologico di Napoli, per lungo tempo non è stato tenuto abbastanza in considerazione, non solo in quanto esempio di grande maestria artigianale, ma... more
L’imponente plastico in sughero delle rovine di Pompei, conservato al Museo Nazionale Archeologico di Napoli, per lungo tempo non è stato tenuto abbastanza in considerazione, non solo in quanto esempio di grande maestria artigianale, ma soprattutto per il suo potenziale valore documentario nella ricerca archeologica.  Eppure, prima di inoltrarsi in una preliminare ricostruzione delle fasi di realizzazione del grande modello pompeiano, occorrerà tentare di iscrivere quest’ultimo nella sua complessa tradizione, nel background culturale da cui scaturisce e da cui si allontana, cercando inoltre di valutarne le motivazioni sottese e, in quanto riproduzione, i suoi rapporti con l’originale. Obiettivo del progetto è quello di utilizzare la tecnologia di documentazione 3D come uno strumento privilegiato per mettere in evidenza le straordinarie potenzialità documentarie del plastico, ricreando un modello tridimensionale tale da consentire la fruizione, lo studio analitico e una percezione potenziata delle strutture riprodotte, con la possibilità, per l’utente/fruitore, di potersi muovere liberamente all’interno di uno spazio virtuale, ma esattamente e rigorosamente riprodotto. Attraverso tale modello sarà, ad esempio, possibile, registrare, a livello autoptico, le analogie e le differenze con lo stato attuale degli ambienti pompeiani in esso riprodotti.
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Il plastico pompeiano, sintetizzando molteplici informazioni e supporti documentari, costituisce un archivio materico tridimensionale, un’istantanea olistica del sito prossima al momento della scoperta: la topografia urbana,... more
Il plastico pompeiano, sintetizzando molteplici informazioni e supporti documentari, costituisce un archivio materico tridimensionale, un’istantanea olistica del sito prossima al momento della scoperta: la topografia urbana, l’architettura residenziale, pubblica, utilitaria, l’intero patrimonio delle decorazioni parietali e musive. Voluto dall’intelligenza documentaria di Fiorelli ma realizzato dalla perizia di più mani e in un ampio arco storico, si pone emblematicamente in un momento di transizione: dalla camera lucida, dal disegno quadrettato, dall’acquarello dei quadri figurativi e delle decorazioni parietali, alla fotografia. Mentre si modellava il plastico con sughero, stucco e pennello, a Pompei l’architetto Normand eseguiva i suoi primi calotipi.
    Oggi, sulla scia della campagna di rilevamento fotografico di Pompei curata dall’ICCD anni or sono, l’intero Plastico di Pompei è stato acquisito mediante fotografia digitale e restituito tridimensionalmente: dall’archivio materico ad un archivio digitale 3D. All’incrocio tra fotografia d’archivio e nuove metodologie, il suo rilievo costituisce un archivio singolare di immagini e informazioni correlate nello spazio e mediate a loro volta dal modello analogico in sughero: un efficace strumento di ricerca, conoscenza e divulgazione nell’era degli open data. Considerando alcune domus pompeiane e le loro decorazioni parietali, è possibile operare con più efficacia un confronto fra il loro stato attuale di conservazione, il corpus fotografico d’archivio in merito a quei contesti e la testimonianza del plastico mediata dal suo modello 3D.
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L’imponente modello in sughero delle rovine pompeiane (1861-1929 ca.) per lungo tempo non ha trovato adeguata considerazione non solo in quanto esempio di eccellente maestria artigianale, ma soprattutto per il suo intrinseco potenziale... more
L’imponente modello in sughero delle rovine pompeiane (1861-1929 ca.) per lungo tempo non ha trovato adeguata considerazione non solo in quanto esempio di eccellente maestria artigianale, ma soprattutto per il suo intrinseco potenziale documentario. Prima di inoltrarsi nell’esame del suo valore archeologico e nell’analisi di alcuni case-studies, si tenterà di comprendere la complessa tradi-zione da cui scaturisce e da cui si allontana; di enuclearne i presupposti culturali, tecnici e teorici; di iscriverlo insomma nel suo multiforme background, con lo scopo di valutarne preliminarmente i motivi sottesi.  Dunque, dopo aver tentato di definirne diacronicamente le fasi esecutive, se ne valuteranno le funzioni e i motivi  che, tra continuità e innovazione, ne fanno un prezioso documento.
    Dunque si procederà con l’analisi di alcuni casi studio con il proposito di valutare contestualmente l’affidabilità del grande plastico e il potenziale documentario utile alla ricerca archeologica.  Mediante 3D modeling da fotografia è stato realizzato un rilievo digitale dell’intero plastico di Pompei: lo studio di quest’ultimo attraverso la sua restituzione 3D ci pone singolarmente con l’originale in un rapporto doppiamente mediato, di cui occorrerà valutare doppiamente l’affidabilità, i vantaggi e i limiti sia del modello reale che della sua ulteriore replica digitale. A tal proposito si è proceduto alla selezione di alcuni contesti pompeiani come casi studio (I 4, 5.25; I 5, 2; VII 4, 48; VII 4, 59), dei quali è stato documentato l’attuale stato di conservazione tramite documentazione fotografica condotta in situ. Gli obiettivi prefissati saranno conseguiti confrontando e interpretando lo stato di fatto dei contesti archeologici selezionati, la letteratura, le fonti figurative in merito con le informazioni documentarie del plastico. Una volta valutata contestualmente l’attendibilità del plastico, si proverà a valorizzarne il potenziale archeologico, utile alla comprensione di contesti ormai perduti o di incerta interpretazione. 
Nella trasversalità di una ricerca che investe anche l’applicazione di nuove metodologie, nell’alternarsi di autenticità e originalità, di replica e modello, saranno mantenute a vista le finalità ultime di conoscenza storica e archeologica.
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“Catania torna nell’Arena”, riappropriandosi di uno straordinario monumento, troppo a lungo trascurato. Con la medesima carica propositiva e originalità del progetto di Valorizzazione dell’Anfiteatro romano di Catania portato avanti... more
“Catania torna nell’Arena”, riappropriandosi di uno straordinario monumento, troppo a lungo trascurato. Con la medesima carica propositiva e originalità del progetto di Valorizzazione dell’Anfiteatro romano di Catania portato avanti dall’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali del Consiglio Nazionale delle Ricerche, da cui prende spunto, la presente guida rende conto non solo dei risultati delle più recenti indagini scientifiche condotte dall’IBAM-CNR nell’anfiteatro, ma anche dei racconti e delle curiosità nate intorno ad esso. Perché è solo con la conoscenza che la riconquista fisica di uno spazio può tramutarsi in ben più duraturo acquisto culturale.
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